DALL’ITALIA - Lo smart working è la chiave per ridurre il gender pay gap?

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Una recente indagine condotta su oltre 30 mila lavoratori del settore pubblico e privato dimostra che un lavoratore agile su due è donna, e che esiste una forte correlazione tra lavoro agile, employability femminile, trasparenza ed equità retributiva.

I risultati della ricerca sono contenuti in un report presentato presso la Commissione XI del lavoro della Camera dei Deputati.

 

Lo scopo della survey

L’indagine, realizzata dalla società di consulenza Variazioni, è stata condotta su un campione di circa 37 mila lavoratori e lavoratrici di diversi settori, in ambito sia pubblico sia privato, con l’obiettivo di comprendere se lo smart working rappresenti la chiave di volta per superare la disparità retributiva tra uomini e donne. Il lavoro agile, grazie alla sua flessibilità, contribuisce infatti a raggiungere una più equa redistribuzione dei compiti “casalinghi” tra uomini e donne, riducendo il ricorso al part-time o alle ferie “forzate” da parte di queste ultime. E, al tempo stesso, aumentando negli uomini la consapevolezza dell’importanza di una partecipazione più attiva al lavoro domestico e di cura.

Tutto questo si può riflettere positivamente sulle politiche retributive?

 

Lavoro agile come “equalizzatore retributivo”?

Secondo i risultati dell’indagine, il lavoro agile emerge come vero e proprio equalizzatore retributivo. Questo avviene perché, in questa situazione, il fattore determinante per la retribuzione è rappresentato dagli obiettivi raggiunti e non dalla quantità di tempo lavorato. Lo smart working, inoltre, favorisce la permanenza nel mercato del lavoro con un importante impatto sui percorsi di carriera, riducendo le difficoltà di conciliazione casa-lavoro che stanno alla base della rinuncia di molte donne alla propria occupazione.

 

 I dati UE sul gap retributivo di genere

Se rivolgiamo il nostro sguardo alla condizione del lavoro femminile nell’Unione Europea osserviamo che le donne guadagnano in media il 14,1% in meno rispetto agli uomini. Questo gap le espone a una peggiore qualità della vita e a maggiori rischi di povertà. È una disparità che si riflette nel lungo periodo, andando a incidere anche sul divario retributivo pensionistico, ampliandolo.

In Italia, questa differenza scende al 4,7%. Questo dato, però, non è indice di una più equa distribuzione dei redditi, ma di una più scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro. Nel nostro Paese, secondo i dati Eurostat del 2020, il tasso di occupazione femminile (52,7% nella fascia di età tra i 16 e i 64 anni) è il secondo più basso d’Europa, migliore solo di quello della Grecia.

Sempre in Italia, il gap retributivo è più pronunciato nel settore privato rispetto a quello pubblico. Le donne occupate nel settore privato percepiscono una retribuzione in media del 17% inferiore rispetto a quella degli uomini.

Le cause? Giocano a sfavore delle donne fattori quali la disponibilità a straordinari e a trasferte.

Nel settore pubblico, invece, la retribuzione è più livellata, perché legata all’anzianità di servizio, un fattore gender neutral.

 

Secondo i dati della Commissione Europea le tre cause principali di questo gap retributivo tra uomini e donne sono da ascriversi:

  • al cosiddetto “effetto soffitto di cristallo”, per cui le posizioni dirigenziali restano per la maggior parte appannaggio degli uomini
  • alla ricerca di un equilibrio tra lavoro e vita privata più sviluppato nelle donne, un terzo delle quali nell’UE lavora part-time
  • alla mancanza di trasparenza salariale o di informazioni precise sui sistemi retributivi.

 

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A queste motivazioni si aggiungono gli ostacoli a un’attuazione effettiva del principio di parità, derivanti dalla mancanza di certezze giuridiche sui concetti di pari valore e di retribuzione.

 

Qual è il ruolo chiave dello smart working?

Il lavoro agile può ricoprire un ruolo chiave come strumento di riduzione del divario di genere e di occupabilità delle donne.

Nell’indagine l’84% delle donne conferma di essere favorevole a proseguire con lo smart working: il lavoro agile ha generato un contesto più equo, livellando le differenze di genere e distribuendo più equamente tra uomini e donne le mansioni di cura domestica.

Un altro dato che emerge dalla ricerca è quello che si riferisce al concetto di qualità della vita, migliorata o aumentata in smart working per l’81% delle intervistate. Il tempo dedicato alla famiglia ha subito un incremento per entrambi i sessi, così come il risparmio di tempo impegnato negli spostamenti: 70 minuti in media ogni giorno.

Un altro elemento importante riguarda l’impatto relativo alle competenze acquisite, percepito con maggior forza dalle donne. Il lavoro agile ha infatti offerto la possibilità di migliorare i propri skill, soprattutto quelli tecnologici. In Italia, Paese con un forte digital divide e competenze digitali spesso appannaggio del genere maschile, lo smart working rappresenta un’occasione concreta per ridurre il gap di genere in questo ambito.

Lo smart working viene poi identificato come strumento di supporto per migliorare la conciliazione degli impegni di vita e lavoro, un “problema” evidenziato dal 64% delle donne intervistate. In particolare, le difficoltà di conciliazione si acuiscono con la presenza di figli minori di 14 anni (questo aspetto vale anche per gli uomini).

Il miglioramento della conciliazione casa-lavoro con lo smart working è stato percepito maggiormente dalla fascia di età 36-45 anni – il 35% del campione – composta proprio da persone che generalmente hanno figli minori da accudire e gestire.

Sia per le donne, sia per gli uomini, la possibilità di evitare viaggi e commuting non necessari rappresenta una motivazione “forte” per preferire forme di impiego alternative a quelle in presenza.

 

Smart Working come leva per migliorare le prospettive di carriera

L’indagine dimostra che lo smart working è un elemento chiave nell’incremento dell’employability femminile solo se generalizzato e accessibile per scelta. Quindi non per imposizione e non riservato in via esclusiva ad alcune categorie di lavoratrici. Introdotto in maniera ampia e libera, rappresenta una leva per accrescere le competenze digitali e per ridurre il ricorso al part-time, rimettendo così le donne in corsa per l’assunzione di ruoli di maggiori responsabilità e gerarchicamente più rilevanti.

 

La Pubblica Amministrazione può trarre ispirazione dai dati emersi da questa ricerca per il suo percorso di trasformazione e sburocratizzazione dei processi. La modernizzazione avviene se si è capaci di tenere nella giusta considerazione l’importanza dei benefici che derivano dalla riduzione del gender pay gap, favorita dall’implementazione dello smart working.

 

 

 

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