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L’automazione come strumento strategico

In uno scenario caratterizzato da profondi cambiamenti, soprattutto sul piano dell’innovazione tecnologica, solo le organizzazioni capaci di investire in riqualificazione e formazione del personale risulteranno vincenti sul lungo periodo.

L’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) già nel suo report del 2019 “The Future of Work” prevedeva che l’innovazione tecnologica e i progressi dell’Intelligenza Artificiale, avrebbero potuto portare alla scomparsa del “14% dei posti di lavoro esistenti”.

Se allora la proiezione sembrava esagerata, con la pandemia da Covid 19 e la grande accelerazione tecnologica dell’ultimo periodo, questi dati non appaiono più così irrealistici.

Il “Future of Jobs Report 2023” del World Economic Forum conferma il profondo cambiamento che verrà portato dall’innovazione nel mondo del lavoro, stimando che il 44% delle competenze dei lavoratori dovranno cambiare in maniera sostanziale nei prossimi cinque anni.

Ogni progresso tecnico, in passato, ha portato a miglioramenti importanti delle condizioni di lavoro, ma anche ad allarmismi: l’automatizzazione dei processi alimenta infatti la paura che la manodopera umana sia, in prospettiva, totalmente sostituibile.

Nello scenario odierno, questo timore non è affatto ingiustificato: il McKInsey Global Institute afferma, a proposito dell’economia statunitense, che entro il 2030 fino al 30% delle ore attualmente lavorate potrebbero essere automatizzate”.

Tagliare i costi o riqualificare?

Di fatto, la tecnologia porterà ad un’importante ottimizzazione del lavoro e alla scomparsa di alcuni lavori oggi necessari, ma spesso ripetitivi, oppure molto time-consuming.

Cosa faranno le aziende di questo vantaggio?

Le organizzazioni si troveranno davanti ad un bivio:sfruttare l’automazione per tagliare i costi del personale, approfittando del vantaggio a breve termine, oppure riconoscere il valore aggiunto che capitale umano e metterlo al servizio della tecnologia. In questa seconda strada, preferibile, anche in una logica di incentivazione dei consumi, si dovrà configurare quello che è stato definito il “great reskilling”, ovvero una massiccia e rapida riqualificazione del personale. Quest’ultimo potrà così dedicarsi ad attività con un maggiore valore aggiunto, come la ricerca continua di nuove soluzioni a problemi o rischi, o l’analisi della grande quantità di dati a disposizione, o il governo e la manutenzione delle macchine… e così via.

Questo ripensamento del ruolo dei lavoratori impone necessariamente l’evoluzione del mindset ai vertici e poi all’interno delle organizzazioni: non saranno più necessari lunghi turni e orari di lavoro stringenti, ma al contrario gioveranno condizioni di flessibilità e autonomia.

Come è accaduto in passato, anche in futuro, l’evoluzione della tecnica porterà ad una diminuzione del carico di lavoro per gli esseri umani.

Questi ultimi potranno quindi godere di un miglior bilanciamento tra vita privata e lavorativa e, parallelamente, contribuire a un continuo miglioramento di prodotti e servizi.

L’importanza della formazione

Quella che emerge è una sfida pressante per le organizzazioni, che dovranno immaginare un futuro in cui tecnologia e umano lavoreranno in sinergia, per obiettivi chiari e prestabiliti.

Per prepararsi al futuro ed essere competitive nei loro settori di appartenenza, le aziende dovranno necessariamente investire in formazione, sia per riqualificare la manodopera rimpiazzata dalla tecnologia, sia per fornire strumenti sempre aggiornati ai giovani che entrano nel mondo del lavoro. Solo con il coinvolgimento attivo degli stakeholder - in primis lavoratori e clienti - sarà possibile affrontare in maniera lungimirante i profondi cambiamenti che stanno avvenendo.

 

 

 

 

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